Sugli Appennini per l’imboscata
Chi vuole attaccare Contador dovrà muoversi: Scarponi gioca in casa.
Davanti a sua Maestà Eddy Merckx, ospite d’onore al «Processo alla Tappa» in tv, Mark Cavendish si è ripreso con forza lo scettro di re dello sprint. Nella giornata più difficile: non tanto per la volata — perché Petacchi, rimasto scoperto troppo presto e partito lungo ai 150 metri sulla rampetta finale, è stato il suo miglior apripista — quanto per le accuse non più velate di essere rientrato per 25" nel tempo massimo sull’Etna grazie alle trainate dell’ammiraglia.
Al folletto dell’isola di Man non manca certo il carattere. Anzi, avrebbe voluto affrontare a muso duro chi lo accusava (Belletti, Ventoso, Ferrari, Fischer). La giuria, domenica, non ha visto nulla, e quella è la verità ufficiale che dobbiamo rispettare. Ma sappiamo anche che, quando in gruppo si parla di spinte o trainate, c’è sempre un fondo di verità. Dal punto di vista tecnico, invece, è evidente che Cavendish sia arrivato al Giro non in perfette condizioni: ha pagato subito da Petacchi a Parma (la tappa più lunga), si è staccato nei finali sugli strappi e, mentre Ale-jet diventava il regista in corsa della Lampre e si caricava le borracce per i compagni, il britannico ha arrancato per 9 tappe.
Ha fatto 1500 chilometri a ritmo allegro (40 orari di media) con un giorno di riposo (lunedì), ed eccolo di nuovo vincente, in una frazione piatta lungo l’Adriatico, ma con un finale adatto alle sue caratteristiche di scattista: è uscito dalla ruota di Petacchi agli 80 metri, nel punto del cambio di ritmo al 4% del lunghissimo rettilineo d’arrivo. Beppu, Krivstov e Cazaux, in fuga per 148 km, sono stati le vittime sacrificali della voglia del gruppo di disputare la penultima volata (domani c’è Ravenna, poi solo montagne).
Oggi tappa pericolosa sugli Appennini, stile Tirreno-Adriatico, tutta su e giù, senza un metro di pianura, e traguardo sullo strappo di Castelfidardo. È la casa di Michele Scarponi, e l’arrivo è perfetto per lui. Alberto Contador, al primo giorno in rosa, ieri è stato attentissimo. Ma anche Nibali e Kreuziger sono stati in prima linea nel finale. I primi 70 km saranno pericolosi: la tappa non è lunga (144 km), e chi vorrà attaccare davvero si dovrà muovere presto. C’è spazio per le imboscate, come nel giorno dell’Aquila al Giro 2010, e perciò Contador si affiderà a Tosatto, il suo radar in corsa: l’uomo dei 4 Mondiali di Ballerini...
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